Un Calibro 35 per i Muse

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C’è sicuramente tanto union jack, la bandiera britannica, dietro The 2nd Law, l’ultimo lavoro dei Muse uscito oggi. Quello che magari sanno in pochi è che da tre anni a questa parte c’è anche un po’ di tricolore italiano nei lavori pubblicati da Bellamy, Howard e Wolstenholme.

In studio c’è chi suona e chi si preoccupa che questo suona renda al meglio nella registrazione: il secondo ruolo è stato ricoperto, nell’ultimo triennio, da Tommaso Colliva, giovane produttore discografico di Milano. Classe 1981, Colliva ha già firmato la produzione di importanti artisti italiani e stranieri: da Eugenio Finardi agli Afterhours, passando per Franz Ferdinand, Calibro 35 (di cui è anche il fondatore), Dente e Dellera.

Il rapporto con i Muse comincia nel 2006, racconta il produttore milanese in un’intervista pubblicata sul Venerdì de La Repubblica. Venne assegnato al progetto da cui sarebbe uscito Black Holes and Revelations perché sapeva bene l’inglese. Come dire: ragazzi, studiate e chissà, magari un giorno finite per lavorare con delle rockstar.

Passano tre anni, Bellamy e soci hanno in cantiere un altro disco: The Resistance. E chi chiamano, memori dell’ottima esperienza passata? Ancora Tommaso ovviamente, che stavolta cura addirittura in prima persona la registrazione del disco. “I Muse hanno rinunciato a un produttore esterno, e il mio contributo è diventato più forte” racconta sempre sul Venerdì.

Tanto forte che, in The 2nd Law, il trio inglese si è fidato di lui quando si è trattato di reperire musicisti addizionali per le registrazioni. “Stavamo lavorando alla canzone Survival quando i Muse, quasi all’ultimo, hanno deciso che volevano aggiungere degli archi”. Detto, fatto: scattano le chiamate a Daniela Savoldi, violoncellista, e Rodrigo D’Erasmo, violinista già al servizio degli Afterhours.

Come sono i Muse al di fuori dei Muse? Colliva li descrive come grandi lavoratori, estremamente professionali e seri. Anche quando non si registra si parla sempre di musica. Talmente bravi che afferma: “diciamo la verità, farebbero belle canzoni anche senza di me…”. Forse, ma siamo sicuri che un tocco di made in Italy non guasta mai.

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Autore di questo Articolo

Paolo Carelli

Paolo Carelli

Amo tutto ciò che è classic rock. Gamer incallito, indefesso lettore di science fiction e fumetti. Studio Gestione dei Media all'Università della Svizzera Italiana di Lugano.

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