La consuetudine del sentito dire

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È arrivato pochi giorni fa il disco di debutto dei veneti  Nu Bohemièn, La consuetudine del sentito dire. Ascrivibili all’indie rock mischiato con pennellate di elettronica tipico degli anni 2000, al loro primo album hanno collaborato alcuni nomi “di un certo calibro” (per usare un eufemismo) della scena indie italiana: ad esempio, Manuele Fusaroli come produttore, forte dell’esperienza accumulata con i suoi Zen Circus ma anche con Nobraino, Sikitikis, Le Luci della Centrale Elettrica e altri gruppi ancora.

I Nu Bohemièn tentano di catturare l’essenza della realtà provinciale in cui sono nati e cresciuti loro stessi, Diego Franchini, Marcello Segrini e Francesco Sicchieri. L’istantanea migliore è La Provincia, in cui compare anche Andrea Appino degli Zen Circus, che tratteggia un quadro desolante verso cui lo stesso Diego (autore di tutti i testi) si mostra insofferente. Chi non lo sarebbe, al suo posto. Trova posto anche un’aspra critica agli atteggiamenti retrogradi che ancora persistono verso l’omosessualità in Il Figlio Gaio, seguita da Padre La Smetta e la tristemente famosa questione della pedofilia negli ambienti clericali.

Questi sono solo alcuni degli argomenti toccati dai Nu Bohemièn, che di fatto vanno a toccare un po’ tutto il paesaggio dei disagi italiani degli ultimi anni: giovani che sognano il futuro all’estero (e l’estero per avere un futuro) in Helsinki o la superficialità nel vivere in cui è facile cadere, trascinati dalla spirale della routine quotidiana, in Dettagli. Il tutto condito dalle musiche composte interamente da loro, che spaziano senza difficoltà dai ritmi incalzanti di Non Preoccuparti Bambina a quelli ipnotici di Mente Animale, ultima traccia del disco.

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Autore di questo Articolo

Paolo Carelli

Paolo Carelli

Amo tutto ciò che è classic rock. Gamer incallito, indefesso lettore di science fiction e fumetti. Studio Gestione dei Media all'Università della Svizzera Italiana di Lugano.

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